Riflessioni sulla fotografia

“Nello sconfinamento della costruzione visiva, raccontare con istantaneità tenendo conto anche della musicalità e teatralità. Intensità.
La mia è una mediazione tra realtà e pensiero. Immagini volute, create come segno di un movimento interiore.
Toglierle dalla realtà per dargli energia, riporre ogni oggetto entro l’ordine, la mappa da me segnata per la completezza della forma come festa della creatività.
Tutte le foto sono abitate dalla forma di pensiero, del processo creativo, la qualità dell’idea per allargare i confini”.

“Nelle foto rimane il segno, la cicatrice, l’immagine simbolica del mio intervento, come atto di espressione per fuggire da una realtà che non lascia spazio alla creatività, da me non accettata. Come estensione della creatività nel quotidiano appiattito, lo scavalcamento della realtà per una avventura liberante”.

“Realtà e creatività, spazio e tempo, si compenetrano, scarnificano l’oggetto perché porti il segno del visibile e dell’invisibile e la restituzione di un’immagine come vivificata nella forma per dare durata all’attimo creativo e raccontare se stessa al lettore. La mia è una necessità espressiva, è un bisogno di creare.
Il coraggio di distruggere la realtà per una costruzione creativa formale del linguaggio in un ordine nuovo, una ricostruzione di segni motivati dall’immaginario che abita la mia anima, per dare stabilità ad una realtà mutante”.

“Vorrei poter scivolare sotto la pelle delle cose, poter mostrare l’energia che passa attraverso l’anima mia e le cose che mi sono attorno”.

“Sono elementi concreti e reali, immagini fatte di linee e di colore come gioco, diventato energia del gesto, racconto, espressione degli istinti, bisogno di essere”.

“Bloccare ciò che transita nella mia mente per avere forme diverse, una nuova verità. Uno spostamento verso energie fantastiche che hanno il vero senso della vita, della mia vita. Non voglio riprendere le cose in immagini [rappresentare mimeticamente il reale], ma esprimere la potenzialità che ribalta il reale in poesia, l’imprevedibilità. Spazio e luoghi di transito delle mie idee sono l’intuizione e lo stordimento. Esistere nel presente”.

“Per me che uso la macchina fotografica è interessante uscire dal piano orizzontale della realtà, avere la possibilità di un dialogo stimolante perché le immagini abbiano un respiro irripetibile. Riscrivere le cose cambiando il segno, la conoscenza abituale dell’oggetto, dare alla fotografia una pulsazione emozionale tutta nuova. Il linguaggio diventa traccia, necessità, spirito dove la forma si sprigiona non dall’esterno, ma dall’interno in un processo creativo. Lo sfocato, il mosso, la grana, il bianco mangiato, il nero chiuso sono come esplosione del pensiero che dà durata all’immagine, perché si spiritualizzi in armonia con la materia, con la realtà per documentare l’interiorità, il dramma della vita. Nelle mie foto vorrei che ci fosse una tensione tra luce e neri ripetuta fino a significare. Prima di ogni scatto c’è uno scambio silenzioso fra oggetto e anima, c’è un accordo perché la realtà non esca come da una fotocopiatrice, ma venga bloccata in un tempo senza tempo per sviluppare all’infinito la poesia dello sguardo, che è per me forma e segno dell’inconscio. Il linguaggio è così la coscienza espressiva interna che ha accarezzato la realtà pur rimanendo fuori, è l’attimo originale testimone di una realtà tutta mia, un prelievo fatto sotto la pelle dell’oggetto, guidato fuori dalle regole per una libertà che è anche allargamento della possibilità del reale”.

“Rappresentare l’indicibile, trova in questa rottura la sua identità. Segni non convenzionali ma stravolgimento e stordimento del soggetto con la scomposizione di ogni ordine. Disarticolazione per una ricongiunzione tutta mia interiore. Distruzione e costruzione in una ricomposizione, in un ordine nuovo. Le norme del linguaggio comune. I flussi dell’immaginario. Una disciplina interiore”.

“Non mi interessa ripetere le cose visibili, ma rendere visibile ciò che filtra attraverso il mio inconscio. Il mio inconscio è nelle serie delle mie fotografie. Non solo voglio raccontare le sensazioni e gli stati d’animo che le parole del poeta mi suggeriscono, chiedo di leggerle attraverso la costruzione visiva nello sconfinamento, perché queste sono lì per farsi guardare”.

“Segni come tensione della luce. E’ come aver svuotato, inciso il bianco, e riempito di scuro. E’ una interpretazione dell’oscurità, ma anche istintiva interpretazione di un’immagine figurativa ed astratta nello stesso tempo.
I segni sono vaganti, sono restituiti come interiorizzati, ribaltati in un espressionismo segnico fuori da ogni naturalismo, come traccia di uno stato d’animo”.

“È la formazione dell’immagine (il processo di creazione) che a me interessa più ancora della forma stessa. La formazione dell’immagine è il filtro delle idee, dell’indicibile”.

“Non voglio evitare la realtà ma sento il bisogno di muovermi in altri prati, di avere altri rapporti, altre pulsazioni, fingere altri incontri, aggiungere e creare altre realtà, altri travestimenti per riempire lo spazio dell’anima, affidata alla tensione di questo periodo autobiografico”.

“Sperimento la mia libertà, le forze inconsce per analizzare i miei pensieri, perché rimanga la traccia sulla superficie dell’immagine.
Prendo le forme dalla realtà modificandola. Opero sullo sconfinamento, attraverso il gesto della scelta, il respiro del segno, che tutto spiritualizza prendendo con sé.
La superficie della foto diventa passato, stordimento e testimonianza dell’attimo, prelievo silenzioso.
Il prelievo e lo spostamento dal reale all’immaginario mi affascina, perché così l’immagine è una creatura solo mia, non è il doppio di niente”.

“A me interessa analizzare i pensieri in immagini creative, ridare le idee nella vitalità della forma, nella libertà che è trasformazione di tutto in coscienza dove consumo il mio delirio in coscienza. E’ cosa grande per me quando riesco ad aggiungere realtà a realtà, dove lo spazio si riempie di significati creativi di sorpresa, dove il passato si trasforma in presente. Linguaggio come rappresentazione della mia interiorità, in cui lievitano nuove domande. Prendo le forme della vita individuale ed irripetibile, scavalcando la realtà, per un’ulteriore realtà che è quella irripetibile dell’anima”.

“Ti scrivo dalla tipografia, subito, per guadagnare tempo, alcuni appunti a proposito delle idee recenti che maturano dentro di me. Ci sono nelle mie ultime fotografie, naturalmente anche nei Paesaggi, tante apparizioni. L’oggetto finisce per essere modificato, ma rimane sempre come memoria con i segni del tempo antico e presente, con una memoria nuova che è anche quella del gesto, del movimento, del documento. E’ una rappresentazione formale di una interiorità che si fa immagine creata da luce-materia con una pelle tutta nuova dove segni e materia sono anche tramite necessario per scoprire l’imprevedibilità.
Uscire dal perfezionismo per conoscere ed usare anche la novità della casualità, qualcosa di aperto, di inaspettato.
Non importa se un mio racconto (anche il Paesaggio rientra nel racconto) per immagini che nasce dentro di me, duri un attimo o un secolo perché io sento che vive per me in eterno come invenzione interiore.
Le mie foto non rappresentano le cose, non chiedono di essere capite, ma interpretate. Mi accorgo di fotografare il gesto deperibile della vita. Vorrei dare al racconto, nel flusso traumatico del tempo che mi travolge, una forza che è l’estensione della mia esistenza nello spazio appiattito, per allontanarmi dalla banalità anonima della vita. Il racconto per me è anche deposito di energie, traduzioni di sensazioni per altre immagini che sono nuove formulazioni del pensiero. Tra me e la terra esiste un rapporto magico. I segni come calli, come pieghe nel palmo della mano si trasformano in tracce, ritratto del lavoro dell’uomo, della terra come grande madre, con la stessa disponibilità. C’è anche il senso del tempo di ripresa che tutto modifica e distrugge, così l’oggetto è come paesaggio dell’anima, terra di idee, trasgressione, scavalcamento di codice”.

“Istintiva disposizione dei segni, l’anima interna delle cose.
Gli oggetti vengono come vivificati e hanno così la durata senza tempo, la realtà diventa l’immagine della realtà, l’immagine stessa diventa realtà, che lievita in un altro spazio, quello mentale, metaforico, che si presenta sul palcoscenico della vita come comunicazione, intreccio che coglie il visibile facendo emergere l’invisibile per farsi guardare e per sfidare il quotidiano.
Tutto diventa altro.
Una nuova dimensione dello sguardo che trasfigura l’oggetto portandolo in uno spazio interiorizzato altro, perché sia l’espressione misteriosa dell’idea fatta immagine, linguaggio, significato. L’emozione della mente recupera il senso imprevedibile del passato e presente, l’istante per raggiungere il massimo dell’espressione creativa.
Il linguaggio diventa l’ambiente entro cui l’immagine respira. Ho una visione dei tempi ove mi sento dentro, ho la certezza del mio essere inerte, c’è come uno smarrimento. L’immagine è un prodotto di una forza interiore senza volto che esplode dentro lo spazio.
Cambio la realtà per dare un senso al soggetto. Scompongo e ricompongo per significare.
C’è tra me e l’oggetto un dialogo, stimolato da segni e spazi, realtà e immaginazione nelle possibili relazioni tra i diversi momenti, dialogo suggerito ma non imposto dalla natura alla mia sensibilità. Voglio liberare la natura dal suo peso, perché rappresenti, come forma interiore, l’immaginario, l’avventura creativa, perché produca segni per restituire i valori di un’idea”.