Favola verso possibili significati interiori (1983/84)

“Ognuno può vedervi ciò che vuole… io parto dai ferri, ma posso anche confonderli con altri soggetti ogni volta che guardo le immagini. Al posto dei ferri devi cercare i tuoi significati, sta alla tua immaginazione riuscire a raccontare una favola fatta di significati tuoi personali” (Mario Giacomelli, in Mario Giacomelli di Germano Celant, Ed. Photology-Logos 2001).

 I ferri neri attorcigliati, protagonisti di questa serie, accavallati gli uni sugli altri tra pezzi di cemento bianco materico di un fabbricato industriale in distruzione, o stagliati in aria su un cielo bianco mangiato, sono i segni di contorsioni cosmiche alla ricerca di una definitiva espansione. La figura umana non compare (a parte l’apparizione fugace dell’artista riflessa su un frammento di specchio tra i calcestruzzi), ma eppure l’umanità esiste, vi insiste anzi, nella materia vibrante, e nella terra che si fa corpo. Ogni foto è la carne dell’Uomo.