Geografia degli scatti

“Tutti i sabati e le domeniche della sua vita sono consacrati alla fotografia, per gli altri giorni della settimana solo la notte può essere dedicata alla stampa, per via del suo impegno lavorativo di tipografo. Ripercorreva gli stessi punti, cioè faceva sempre gli stessi movimenti su un territorio piuttosto circoscritto: la zona centro-nord delle Marche, una cinquantina di chilometri quadrati. I suoi movimenti seguono due direttive: una va dalla costa adriatica verso l’entroterra (da Senigallia ad Arcevia, sfruttando le varie diramazioni su questo tragitto), l’altra si sviluppa lungo la costa adriatica da Falconara a Torrette di Fano.
La fotografia lo guida in luoghi precisi, e Giacomelli stesso ammette che con il “pretesto” di andare a fotografare sentiva di avere la possibilità di cogliersi dentro il paesaggio, dentro il suo territorio, e di accedere, tramite questo percorso geografico, metafora di un viaggio esistenziale, anche a se stesso. L’artista fotografava lo stesso luogo anche a distanza di anni, variazioni su tema dello stesso luogo (ne è un esempio l’attenzione per le tre case coloniche in cima a una collina coltivata, delle serie Metamorfosi della terra e Memorie di una realtà, che l’artista riprende nelle diverse stagioni, nei passaggi di luce, nel passare degli anni, nei diversi tagli fotografici), e anche quando vi conduce di volta in volta i nuovi soggetti delle diverse serie.

(materiale raccolto da un’intervista rilasciata da Paolo Mengucci a Katiuscia Biondi Giacomelli nel 2006, pubblicata in Mario Giacomelli. Sotto la pelle del reale, Ed. 24 Ore Cultura, 2011)