Metamorfosi della terra (1955/anni ’80)

Paesaggio fotografato dalla collina di fronte, una veduta della terra a volo di uccello, Giacomelli inizia da qui a cercare i segni, le graffiature, e contrasta e sovraespone per aggiungere zone nere e così decontestualizzare e astrarre il paesaggio a una dimensione cosmica. Sono di questa serie anche le foto alla casa colonica quadrata ripresa nelle diverse stagioni, anni e colture, in cima alla collina, questa ripresa dal basso.

“Questa terra violentata dal ferro dell’aratro, rovesciata dall’uomo che cerca in essa la sua vitae che, senza sapere, scolpisce le sue rughe, le sue speranze” (Mario Giacomelli, appunti degli anni ’90).

Dal ’55 al ’68 foto scattate in prevalenza sulle colline di Arcevia (comune tra Senigallia e Sassoferrato) e di Sant’Angelo (frazione di Senigallia), dal ’60 all’’80 a Montelago (frazione di Sassoferrato) e al Vallone (frazione di Senigallia).

“Giacomelli ripercorreva gli stessi punti, cioè faceva sempre gli stessi movimenti su un territorio piuttosto circoscritto: la zona centro-nord delle Marche, una cinquantina di chilometri quadrati. I suoi movimenti seguono due direttive: una va dalla costa adriatica verso l’entroterra (da Senigallia ad Arcevia, sfruttando le varie diramazioni su questo tragitto), l’altra si sviluppa lungo la costa adriatica da Falconara a Torrette di Fano. La fotografia lo guida in luoghi precisi, e Giacomelli stesso ammette che con il “pretesto” di andare a fotografare sentiva di avere la possibilità di cogliersi dentro il paesaggio, dentro il suo territorio, e di accedere, tramite questo percorso geografico, metafora di un viaggio esistenziale, anche a se stesso”. (Katiuscia Biondi in Mario Giacomelli. Sotto la pelle del reale, ed. 24 Ore Cultura 2011).