Katiuscia Biondi in un’intervista su Espoarte (2015)

Intervista a Katiuscia Biondi, direttrice dell’Archivio Mario Giacomelli – Sassoferrato
di Matteo Galbiati

L’archivio Mario Giacomelli-Sassoferrato si occupa di uno dei più grandi e conosciuti maestri internazionali della fotografia, quali sono le vostre attività legate alla sua eredità e alla sua figura?
Risposta – L’attività dell’Archivio segue due filoni inscindibili: il primo è promuovere la sua opera fotografica e la sua concezione dell’arte, attraverso mostre, pubblicazioni, fiere, conferenze, etc.; il secondo è mettere ordine.
Per Giacomelli creare era una necessità esistenziale, il suo unico interesse, quindi si teneva a distanza dai calcoli di mercato. Fortunatamente il suo impeto creativo seguiva un ordine preciso, e questo, oggi, ci permette di conservare e divulgare il corpus fotografico con criteri filologici, e accrescere, come merita, il valore della sua opera.

Come promuovete e tutelate la sua ricerca?
R – Tenendo fede alla sua concezione della fotografia: cerchiamo di far emergere, in ogni nostra iniziativa, il percorso del suo slancio creativo. Di libri e mostre su Giacomelli ce ne sono state a centinaia nel corso di questi 60 anni, tutti seguendo l’impronta della monografia presentando quel che di Giacomelli era già riconosciuto come iconografico; il nostro intento ora è di promuovere progetti che prendano in esame il particolare, con analisi capillari, mostrando l’inedito, e ogni volta raccogliere meraviglia da parte del pubblico e della critica nello scoprire una coerenza strepitosa in quella continua spinta sperimentativa che contraddistingue la sua opera.

Cosa contraddistingue la poesia di Mario Giacomelli? Quali aspetti compongono il suo carattere, il suo pensiero? Quali sono i tratti salienti della sua anima artistica e umana?
R – Piegando la tecnica al perseguimento dell’idea che vuole raggiungere, considerando la macchina fotografica come parte del suo corpo (lui dice: come “prolungamento della mia idea”), Giacomelli applica la sua creatività a quelle che si potrebbero chiamare “vie di fuga dalla regola”, per arrivare a un utilizzo estremo della macchina fotografica, da lui modificata secondo precise esigenze, violata anche nell’uso, per cui essa diviene un meccanismo atto a decostruire il reale.
La produzione fotografica ne risulta un sistema di continue mutazioni, un insieme di parti intercomunicanti, un corpus vivo: ogni serie realizzata non è un capitolo chiuso, perché ogni foto è strettamente collegata alle altre per rimandi iconografici e simbolici, fuori dall’ancoraggio al reale in una fotografia non verista, per “dare respiro alle cose grazie a questo pretesto chiamato Fotografia” (Giacomelli, da un suo appunto degli anni ’90).

Giacomelli aveva un’attenzione peculiare verso gli altri sia nel suo lavoro artistico sia nel rapporto umano? Ci parlate ad esempio di Acra che, per suo volere, ancora sostenete e supportate?
R – Sì è vero, Giacomelli era attento all’arte e agli artisti, sia del contesto marchigiano sia internazionale. Era molto informato. La sua vasta biblioteca di libri sull’arte, contiene anche innumerevoli pubblicazioni di artisti che lo hanno omaggiato facendogli recapitare i loro cataloghi di mostre con tanto di dedica e saluti. Conserviamo anche tutti i testi critici da lui scritti per molti artisti, e i relativi carteggi. In diversi casi Giacomelli sosteneva anche economicamente il loro lavoro. Per questa sua apertura al dialogo e allo scambio, la sua tipografia Marchigiana di Senigallia era costantemente frequentata da personaggi dell’arte che si spostavano da tutte le parti del mondo per conoscerlo di persona.

Quali progetti avete nell’immediato futuro? Quali mostre?
R – Per correttezza non possiamo ancora svelare nei particolari i progetti in fieri (diversi e internazionali) perché ancora non definitivamente pianificati. Ma ve ne daremo notizia.
In generale, i progetti nascono dalla costola della Progettualità: potremmo dire di seguire un unico percorso, i cui singoli progetti ne sono via via l’espressione particolare.
L’intento è di comunicare al mondo che di Giacomelli c’è ancora molto da scoprire: pur essendo stato riconosciuto sin dagli esordi “l’Uomo Nuovo della Fotografia”, come lo nominò Mario Monti premiandolo al prestigioso Concorso Nazionale di Castelfranco Veneto (1955), eppure di lui sono rimasti sconosciuti al grande pubblico aspetti fondamentali per coglierne la portata creativa; e mostrare, attraverso esposizioni e pubblicazioni mirate, conferenze e fiere d’arte, che il metodo con cui creava e la sua concezione della Fotografia, lo rendono un Artista che usa la Fotografia più che un fotografo. In cantiere abbiamo aperti progetti che seguono tale progettualità. Ma intanto saremo presenti a questa edizione del Mia Fair 2015, in cui proporremo una selezione di opere vintage rappresentative e vintage inedite.