Caroline Branson da Spoon River (1968/73)

Serie fotografica che nasce da un’idea di Luigi Crocenzi per la causa del foto-racconto: interpretare la poesia di Carolin Branson dalla “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters. Fotografie destinate alla tv, ma vista la sceneggiatura, Giacomelli decide di abbandonare il progetto, perché non disposto a piegarsi alle pretese di un oggettivismo di immagini troppo ancorate alla descrizione del racconto di Edgar Lee Masters. Dopo aver scattato le foto nel ’68 e accantonato il progetto, riprende in mano la serie nel 1971, modificandola del tutto, attraverso l’uso delle sovrimpressioni, e lavorandoci fino al 1973. In realtà fino agli anni ’90 Giacomelli non smise di revisionare questa serie, aggiungendovi nuove foto autobiografiche (autoritratti, foto del giardino di casa, foto di sua maglie Anna e sua figlia Rita), come a voler rendere la serie sempre più intima, sempre più legata al suo mondo privato. Nel 1986 utilizza alcune foto di Spoon River per la serie Passato sovrimpressionando dei particolari con la figura femminile protagonista della nuova serie. Sia nella serie di Spoon River sia in Passato, le due figure femminili sono sovrimpressionate a scuri capelli fluttuanti che si stagliano nel bianco mangiato di uno sfondo senza tempo: quei capelli sono di Rita, la figlia dell’artista, da lui ritratta quando aveva cinque anni (nel 1960).

Insomma queste foto sono frammenti di vita che si accavallano nella memoria dell’artista e che ritornano suggestivi sottoforma di immagini.

Questa serie fotografica è un inno alla deformazione del reale agli occhi di chi lo guarda e di chi ama e guarda il mondo con gli occhi dell’amore. I due amanti, follemente presi da passione amorosa l’un per l’altra, non vedono più il mondo come era prima, ma lo vedono distorto dal loro sguardo d’amore, e si fondono con la natura stessa e si perdono in essa, proprio come nella poesia di Edgar Lee Masters da cui la serie fotografica è ispirata.