“I paesaggi raggiungono effetti fantastici, scabri, fortissimi sulla scia di certi ricordi famosi, incisioni in legno antiche, stampe orientali; neve e piante e colline sono ridotti a segni grafici, a pure indicazioni come se l’insieme uscisse dalla mente e dal bulino di un incisore e non dall’obbiettivo e dal materiale sensibile.”
(estratto da una recensione su «Città di Milano» per la mostra personale presso la Biblioteca Comunale di Milano, 1960)
Mario Giacomelli: “Il paesaggio normalmente è già costruito, sono io che scelgo quello che come composizione mi si adatta di più e quelle volte che invece non sono riuscito a trovare il paesaggio che volevo lo ho creato da me, c’è il mio intervento, e questi interventi ci sono già nel 1955 […]. Sento l’uomo più nella natura che nel suo ambiente usuale di vita; questa natura non è solo composizione o materia ma invece è la vita dell’uomo con tutti i suoi martìri, con le stesse rughe, con gli stessi calli che ha l’uomo che la lavora, che spera in questa terra; un’altra cosa per me importante è che vedendola nel tempo, nell’arco delle stagioni questa terra mi sembra che voglia cantare vittoria di fronte all’uomo, perché lei sa sempre ritornare in vita, sa far sperare gli altri, cosa invece che nell’uomo non trovo, l’uomo di questo non è capace.” […]
Quintavalle: “Intervieni molte volte oltre che nel taglio e nelle scelte compositive, direttamente modificando il paesaggio?”
MG: “Tutte le volte che io ho una gran voglia di riportare a casa un paesaggio e non riesco a trovarlo; però i paesaggi sono gli stessi che io seguivo già da anni ma per la composizione che avevano o per la loro cromia non fotografavo perché non rispondevano a quello che volevo, mancavano, cadevano da una parte o dall’altra, creavo coi bianchi e i neri la composizione del paesaggio che non era come in natura ma che era come io la volevo […] per ridarle una vita nuova dove mi sembra per una volta di avere il sopravvento sulla natura. Ci sono delle immagini che non fotografo perché sono composte male, e queste immagini vincono sempre su di me, ma nel momento invece in cui trovo nell’immagine la mia somiglianza, la mia idea grafica, cerco di farla mia.”
Quintavalle: “Che differenza trovi tra le foto degli anni ’50 fino agli anni ’60 e quelle del decennio ’70?”
MG: “Più che una differenza che si riesce a capire dalle immagini, è la differenza cresciuta dentro di me, che mi suggeriva, più che dei piani, di ricercare dei segni nuovi in una composizione diversa.”
(Mario Giacomelli, in A. C. Quintavalle, Mario Giacomelli, Feltrinelli 1980)


