Bando (1997/99)

Serie astratta di altissima capacità evocativa e dinamica, serie di segni arcaici, serie di rifiuto di una società le cui leggi sono per l’economia piuttosto che per l’individuo. Giacomelli qui interpreta la poesia Bando” di Sergio Corazzini, “poeta letto in gioventù, di cui negli anni ’50 portava sempre con sé un libro di poesie nella borsa della macchina fotografica”, come ci racconta Simone Giacomelli in Mario Giacomelli. La figura nera aspetta il bianco, (Ed. Contrasto 2009).

“Nella creazione delle fotografie, soprattutto nella produzione della maturità, il processo di costruzione dell’immagine prima dello scatto è un procedimento molto lungo, ore di preparazione, di continui e minimi aggiustamenti della posizione nello spazio del materiale da includere nel quadro da fotografare, affinché ogni elemento della scena fosse in armonia con il tutto e corrispondesse a quella che era l’idea geometrico-simbolica di equilibrio di bianchi e di neri e di forme. Agli oggetti trovati sul posto (ferri contorti di costruzioni abbattute, materiale di rifiuto, ciò che resta di una distruzione), aggiunge alcuni oggetti che portava sempre con sé nel bagagliaio dell’automobile (lenzuola bianche, la maschera di un volto maschile, animali finti (cani e uccelli), sacchi di plastica, ecc…), e costruisce la scena. In questo lungo momento, il fotografo è in tensione, trattiene il respiro, dietro la sua macchina fotografica in attesa di fare clic, e lì ritrovarsi”.

(Katiuscia Biondi in Mario Giacomelli. Sotto la pelle del reale. Ed. 24 Ore Cultura 2011)