Passato (1986/90)

Serie scattata a Senigallia nell’arco di 4 anni, iniziata nell’anno in cui moriva la madre dell’artista. Giacomelli si lascia ispirare dalla poesia Passato di Vincenzo Cardarelli. La protagonista è una parente, attraverso cui Giacomelli ripercorre tutti i luoghi della sua fotografia e della sua vita. Qui la carica autobiografica è forte, o meglio lo stato di con-fusione dell’autore con il soggetto fotografato fa sì che il soggetto sia un suo alter ego. Questa è una serie dove pare evidente tutta la tensione di Giacomelli verso il ricongiungimento con il Tutto, al di là delle distanze e definizioni e mancanze: lo dice l’annullamento del divario temporale degli eventi, dal momento che la protagonista rappresenta le trait d’union di tutti i tempi e gli spazi occupati nel corso degli anni dal fotografo, e che le fotografie portano in sé elementi che riemergono dal passato (presi da una serie antecedente di circa venti anni: Caroline Branson da Spoon River), come i lunghi capelli neri fluttuanti o i rami spogli, che vanno a fondersi con la protagonista del presente. Interessante notare che tali capelli fluttuanti fotografati da Giacomelli e ripetuti nelle due serie, fanno parte della storia familiare dell’artista, essendo i capelli della figlia Rita da piccola (inizi anni ’60). In questa serie è interessante vedere la ripetizione significante: il volto e il corpo di un soggetto insistente, che spesso si ripetono in serie, sovrimpressi di volta in volta con diversi luoghi del passato (luogo anch’esso ripetuto). Giacomelli scrive negli anni ’90: “Il linguaggio diventa l’ambiente entro cui l’immagine respira. Ho una visione dei tempi ove mi sento dentro, ho la certezza del mio essere inerte, c’è come uno smarrimento. L’immagine è un prodotto di una forza interiore senza volto che esplode dentro lo spazio. Cambio la realtà per dare un senso al soggetto. Scompongo e ricompongo per significare”

(Mario Giacomelli, scritti anni ’90, in Mario Giacomelli. Sotto la pelle del reale. Ed. 24 Ore Cultura 2011)