La zia di Franco ((Ospizio, serie composta nel 1993/94 con foto del 1981/83)

Nel corso della sua vita, Giacomelli torna all’ospizio a fotografare con una cadenza di circa 10 anni, Qui si connetteva, in tutta la sua spietata verità, ai temi che lo assillavano costantemente: la questione della morte, della solitudine, e della vita, del rischio di disgregazione irreversibile, della distanza, dell’amore e della mancanza, della carne. Continuare a frequentare quei luoghi inoltre lo teneva vicino, nel cuore, alla figura della madre Libera, che aveva lavorato in quei luoghi come lavandaia, per mantenere i suoi tre figli piccoli dopo la morte prematura del marito Alfredo, e dove dal 1934 il piccolo Mario si ritrovava spesso per un piatto di minestra, accompagnando la madre. Le serie dell’ospizio: Ospizio (1954/56), Vita d’ospizio (1956/57), Perché (1959), Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1964/68 con foto dal ’54/83), Non fatemi domande (1981/83), Sala d’attesa (1981/83), Ninna nanna (1985/87 con foto dal ’55 all’’83, non solo dell’ospizio), E io ti vidi fanciulla e La zia di Franco (1993/94 con foto dell’’81/83), tutte insieme fanno un’unica infinita serie che si sviluppa nei decenni., per dire sempre la stessa cosa, tant’è vero che Giacomelli inseriva variazioni di stampa da una serie all’altra nel corso dei decenni: annullava così la distanza tra passato e presente, per un corpus fotografico in continua metamorfosi, un’enorme Unità piena di rimandi, distruzioni e ricostruzioni, un organismo vivente

 

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