I ferri neri contorti, accavallati gli uni sugli altri tra pezzi di cemento materico di un fabbricato industriale in demolizione, o stagliati in aria su un cielo bianco mangiato, sono i segni di dinamiche contorsioni, espansioni nello spazio, movimenti e metamorfosi. La figura umana non compare (a parte l’apparizione fugace dell’artista riflessa su un frammento di specchio tra i calcestruzzi), eppure essa c’è e pulsa.
“Sta alla tua immaginazione riuscire a raccontare una favola fatta di significati tuoi personali”.
(Mario Giacomelli, in G. Celant, Mario Giacomelli, Ed. Photology-Logos 2001 / A. Crawford, Mario Giacomelli, Phaidon 2001)


