Ritratti e Prime opere sono le fotografie degli esordi di Mario Giacomelli. Inizia a fotografare i suoi amici, i parenti, i colleghi e gli operai della sua ‘Tipografia Marchigiana’. Rappresenta il quotidiano che lo circonda, ma ce lo restituisce con la forma della sua interiorità.
All’inizio pensava che per parlare dell’uomo, e della vita, dovesse ritrarre il soggetto umano, ma nei decenni, in un costante percorso verso l’astrazione, il suo interesse si sposta nello spazio piuttosto che nel soggetto. Uno spazio abitato da segni, come luogo di racconti originari, e i segni diventano i nuovi soggetti, e hanno la stessa presenza antropomorfica dei soggetti umani. Segni vividi che parlano del sentire dell’uomo, delle sue paure e delle sue passioni. Si distanzia sempre con più convinzione dalla rappresentazione didascalica, che comunque rifiuta sin dagli esordi. Giacomelli sente che non esistono parole (o immagini, che per lui sono la stessa cosa) inequivocabili per raccontare la realtà. La fotografia è un linguaggio e di esso ha le regole grammaticali e le forme retoriche. Giacomelli entra in pieno nella Poesia, anche quando non si lascia ispirare da testi poetici.
La produzione degli esordi però parte dal reale, con la sensibilità di quegli anni. Egli si forma nell’ambito dei Concorsi fotografici amatoriali, ambiente proteso verso una fotografia “realista”, e cresce in un’Italia post-fascista con forti spinte neorealiste; si confronta con Paolo Monti, che gli consiglia di tenersi aderente alla realtà malgrado le esigenze formaliste. Dall’altro lato c’era Giuseppe Cavalli che parteggiava per un lirismo dell’immagine in una concezione della realtà vissuta dal di dentro.
Per questo la produzione degli esordi sviluppa temi sociali (il ritratto delle persone umili, dei lavoratori, la quotidianità dei contadini, la penosa vita delle anziane in ospizio, quella dei seminaristi che non hanno mani che gli accarezzino il volto, i malati e le speranze dei pellegrinaggi a Lourdes, i giovani e la loro visione dell’amore, la gente del Sud e la questione meridionale).
I ritratti custodiscono in sé un’atmosfera di mistero, di materica carnalità, in quei tagli serrati delle immagini che decontestualizzano, in quei neri intensi che sembrano nascondere presenze brulicanti, in quei bianchi accecanti e crudeli, in quelle espressioni di volti parlanti.


